La favolosa 11

12 febbraio 2010

Ciao Amici, 

volevo condividere con voi le parole ( uscite sul quotidiano " La Stampa il 31 gennaio ) di un grande campione, una medaglia d'oro ai giochi olimpici, un  amico nonchè " uno di noi". 
Dunque la parola a Piero Gros, che con grande passione ci descrive la favolosa 11 di Sauze d'Oulx:


Prima di farvi assaporare una discesa virtuale sulla mitica pista 11 di Sauze d’Oulx, nel cuore del comprensorio della Vialattea, non posso fare a meno di fare un salto nel passato, quando a sette anni ho sciato per la prima volta su questa storica pista.
Allora c’erano due possibilità per arrivare a Sportinia, originario punto di partenza della pista 11, una era utilizzare la seggiovia Prariond, a quel tempo composta da seggiolini e ancore, l’altra salire con la seggiovia che partiva dal centro di Sauze d’Oulx e poi proseguire con lo straordinario “slittone” del Lago Nero che ti portava da Clotes proprio all’interno del rifugio Mollino, stazione di arrivo dello stesso “slittone” .
Ricordo che mio papà Candido accompagnò me e mio fratello a Prariond e ci disse: “Adesso vi arrangiate, adesso sapete sciare”, avevamo imparato nei prati dietro casa, a Jouvenceaux, e continuò: “A Sportinia vi aspetta Aldo Zulian, l’allenatore dello sci club”.
La prima salita sulla seggiovia fu una cosa entusiasmate, salire veloce senza fare fatica e pensare che poi saremmo scesi su una pista vera mi lasciava senza fiato.
Arrivati a Sportinia Zulian ci radunò tutti insieme, grandi e piccoli, e la 11 fu la prima pista della mia vita, pista che mi ha portato a fare dello sci la mia grande passione, la mia unica ragione di vita di quegli anni.
Allora la 11 non era larga e liscia come oggi, domarla non era facile, era battuta a piedi dai battipista umani, uomini che a scaletta, uno dietro l’altro sfalsati, calpestavano la neve centimetro per centimetro e successivamente quando si sciava si formavano gobbe da cavalcare. Imparavi in fretta e quando arrivavi in fondo, a Clotes, non vedevi l’ora di tornare su e rifare magari le stesse gobbe che non avevi passato bene.
Adesso la pista è larga, sempre ben innevata, la vedo meno ripida e difficile di allora ma le emozioni sono sempre le stesse. Prende il via da Monte Rocce Nere con un primo tratto facile che ci permette di scaldarci le gambe poi, dal rifugio Mollino, si entra nel bosco ed il tracciato inizia a farsi più impegnativo con un primo bel muro che porta dritti a Sportinia. Dopodiché, la pista 11 si snoda completamente nel bosco, come molte piste di Sauze d’Oulx. Per 6/700 metri, fino al bivio con la Granpista, si affronta un tratto nuovamente impegnativo ma non troppo difficile. Si presentano poi molti cambi di pendenza, dolci e graduali, che rendono il pendio molto piacevole e dinamico fino a quando, dopo altri 7/800 metri, bisogna affrontare l’ultimo muretto che ci porta a Clotes.
Sciare in mezzo al bosco mi è sempre piaciuto, è la più bella sensazione che puoi provare, anche quando nevica o il vento soffia forte ti senti protetto dai larici che ti guardano passare e la neve è sempre morbida e polverosa.
La 11 è una pista che puoi fare mille volte e non ti stufi mai, si divertono i bravi sciatori ma anche quelli meno bravi, non incute paura e ogni volta che la percorri ti emoziona … per me soprattutto, che con il pettorale n° 11 sono diventato Campione Olimpico, non ci può essere pista più bella in nessuna parte del mondo!

Piero Gros 

DATI TECNICI

quota partenza: 2445 m
quota arrivo: 1764 m
dislivello: 681 m
lunghezza: 3384 m
pendenza max: 59%
impianti: Sg. Sportinia e Sg Rocce Nere

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5 commenti

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5. | lupand69 | 2010-02-15 11:54:05

Ciao, aggiungo qualche mia emozione su Sauze: io sono di una generazione dopo quella di Piero (mi fermavo spesso per guardarlo in tv insieme a Gustavo, Fausto e Franz i miei begnamini) , ma mi ricordo ancora la seggiovia di Prariond con le ancore e i seggiolini a 1 posto, la mia prima vera pista fu la 29, quella che da Capanna Mollino (arrivo della slittovia che non ho mai preso, ma nei racconti dei miei genitori e nonni mi sembrava di viverla) scende completamente in mezzo al bosco, un susseguirsi di muri e tratti più semplici, prima dovevi fare attenzione a chi arrivava dal lago Pilone, poi da chi arrivava dal tratto in piano proveniente dallo skilift Primo Sole (“quello di Besson”), mia madre continuava a ripetermi “attento, dai la precedenza a destra” manco avessimo la patente e ci fosse un “codice della pista” (regole introdotte poco tempo fa) fino al vecchio “pian del lupo” dove nei primi anni ’80 c’era il pianoro dello skilift lago Nero, quello che subito dopo saliva a dir poco verticalmente sul ghiaccio, sì perchè quel muro era ghiacciato tutta la stagione, i vecchi maestri a noi bambini facevano credere che fosse ghiacciato anche d’estate....... Torniamo sulla 29 un tratto di falso piano e poi la curva parabolica e il dilemma: facciamo la strada ed andiamo a Ciao Pais dagli alpini o passiamo sulla fonte ghiacciata e prendiamo il Lago Nero, mah vista l’ora spesso ce ne tornavamo in paese dalla pista di Clotes e andavamo a casa a Jovencaux a mangiare passando per i prati vicino al cimitero con gli sci. Ah , bei ricordi.....
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