Il Canada??? Sotto casa!
di Gualtiero Brasso
Ogni anno all’appuntamento con il Magazine della Vialattea mi ritrovo a scrivervi, per il ruolo che rivesto all’interno dell’azienda, di argomenti prettamente agonistici… quest’anno vorrei parlarvi, sia da sportivo che da vero appassionato della montagna, di un’attività che ho avuto modo di sperimentare e che mi ha regalato emozioni uniche…: l’heliski.
Il comprensorio della Vialattea infatti offre, grazie agli ampi spazi di queste montagne particolarmente idonee alla pratica del freeride, numerosi e bellissimi itinerari degni, a detta degli esperti, dei migliori percorsi del Canada, patria, per eccellenza, del freeride e dell’heliski. Chi frequenta la Vialattea, ed è amante della pace e della tranquillità della montagna, ha a disposizione svariate discese di freeride adatte, non solo a sciatori esperti, ma anche a sciatori di livello medio/buono, il tutto in massima sicurezza, sempre accompagnati da guide esperte e simpatiche.
Per farvi comprendere al meglio in cosa consiste l’heliski, innanzi tutto vi devo ricordare, semmai ce ne fosse bisogno, che tale pratica, ovviamente, si svolge in un ambiente privo di qualsiasi presenza umana, in un contesto fiabesco completamente bianco. Immaginatevi un panorama tutto immacolato e candido. Non si sente nulla e non si muove nulla: un paesaggio lunare.
Lassù l’unico rumore che si può sentire è la neve appena caduta che stride sotto gli sci, l’unica presenza di movimenti sono le isolate orme di qualche animale di montagna che poco prima è passato di lì.
famoso scrittore inglese, che di seguito vi riporto
In una tipica giornata da heliski solitamente il ritrovo per la partenza è fissato la mattina presto per sfruttare le condizioni migliori, ma l’adrenalina e la “fame” di neve fresca crescono già durante la notte quando si sogna l’avventura.
Per chi non ha mai fatto questa esperienza, il primo approccio con l’elicottero è sicuramente “strano”. La sensazione di staccarsi dal suolo in verticale è senza dubbio diversa dal decollo con un aereo, ma dopo un po’ di volte ci si fa l’abitudine.
Il primo viaggio solitamente è accompagnato da sguardi meravigliati che ammirano le nostre montagne dall’alto; luoghi mai visti e canaloni stracolmi di neve che non si notano dalle strade del paese o dalle piste di Sestriere. In pochi istanti sembra di essere catapultati in un altro mondo.
Lo sbarco è dapprima qualcosa di frenetico e concitato, in quanto bisogna scendere di corsa perché l’elicottero non si ferma, si scaricano gli sci e ci si accovaccia in un posto sicuro, e poi qualcosa di estremamente pacifico e suggestivo perché il rumore del motore dell’elicottero e la neve alzata dalle pale lasciano il posto ad un’immensa quiete e ad un panorama indescrivibile che si apre a 360°.
Dopo le classiche foto di rito sulla sommità della vetta e quando si è pronti alla discesa, aleggia sempre una sorta di “paura reverenziale” nei confronti della montagna; non tanto per la difficoltà, quanto per il timore, dato dalla consapevolezza, che una volta scesi non si potrà più ridiscendere e che quindi bisogna sfruttare e gioire di questi momenti al massimo.
Poi, d’un tratto, qualcuno rompe quella specie di incantesimo che trattiene tutti e, all’improvviso, ci si ritrova in discesa, ognuno alla ricerca del proprio scampolo di neve vergine.
I pendii sono diversi gli uni dagli altri: alcuni permettono cambi di direzione molto larghi e veloci ed alcuni, un po’ più ripidi, devono essere percorsi con curve più chiuse ed accorte; in tutti i casi uno sbuffo di polvere si alza dalle code degli sci come le macchine di Formula1 alzano l’acqua sull’asfalto bagnato.
La sensazione di sciare, sprofondando nella neve fresca farinosa fino ad oltre le ginocchia, mentre gli sbuffi di neve ti entrano in bocca perché ti metti ad urlare dalla felicità, credo che sia una delle emozioni più belle al mondo e mi regala ogni volta un senso di gioia che mi riconcilia con tutto e tutti.
Sono convinto che chiunque abbia provato a sciare in queste condizioni, o comunque sia un appassionato come me della montagna, possa confermare queste mie parole.
In questi casi ognuno può dare libero sfogo alle proprie capacità e alla propria “ispirazione sciistica”.
C’è chi grida dalla felicità, chi curva inclinandosi tantissimo sfiorando la neve con il braccio interno, qualcuno più bravo che salta le rocce eseguendo acrobazie come nei video di sci estremo girati in Canada o in chissà quale altra località nordamericana e qualcuno che esagera e cade, facendo finire il tutto con una grassa risata. Purtroppo, però, come tutte le cose belle che finiscono in fretta, in men che non si dica ti ritrovi in fondo valle, sfinito come se fossi sceso completamente in apnea.
Le cime più ambite, da alcune delle quali ho avuto il piacere di scendere, sono la punta Ramiere, il monte Pelvo, la Gran Roc, Roc de Boucher, il Monte Appenna, il Giornaletto e, ultima, ma non di certo per rilevanza, sua maestà la Rognosa.
Sulla Rognosa, quando arrivi sul colletto e ammiri tutto lo splendore davanti a tuoi occhi, puoi osservare il paese di Sestriere da una posizione insolita e dalla quale non lo vedresti mai, se non in estate durante qualche lunga passeggiata.
Mi ricordo la primissima volta che mi sono affacciato a guardare da quella posizione e in quell’istante ho realizzato che le montagne non sono per me soltanto un sentimento e una passione, ma mi fanno sentire come se fossi a casa.
Ps: guardate il video che vi ho caricato...
Buona stagione a tutti.
Gualtiero Brasso
Direttore Sportivo Vialattea

EN



